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4 maggio
III del
Tempo di Pasqua |
In quel tempo, di
ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era
accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello
spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in
persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti
e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse:
«Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi
e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io
ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché
per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti,
disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una
porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a
loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero
ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su
di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì
loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così
sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il
terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti
la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da
Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di
voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in
città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».
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In quel tempo, Gesù
disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per
le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le
pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore
e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e
non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le
mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me
e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre
pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre;
ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo
pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita,
per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da
me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di
riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
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11 maggio
IV del
Tempo di Pasqua
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18 maggio
V del
Tempo di Pasqua |
In quel tempo, Gesù
disse ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il
vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e
ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete
in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso
se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io
sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto
frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in
me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo
raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me
e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi
sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate
molto frutto e diventiate miei discepoli».
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In
quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato
me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se
osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io
ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra
gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli
uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande
di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici,
se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché
il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati
amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto
conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi
ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto
rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome,
ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri».
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25 maggio
VI del
Tempo di Pasqua |
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